Come si tiene il registro del regime del margine? Cosa annotare e quando
La risposta in breve
Nel 2026 il registro del regime del margine dipende dal metodo di calcolo: chi vende beni usati con il metodo analitico tiene un registro speciale con acquisto, vendita e differenza di ogni bene; con il metodo globale i registri sono due, uno degli acquisti e uno delle cessioni (le vendite); con il metodo forfettario del margine basta il registro dei corrispettivi, più i documenti di acquisto numerati e conservati. Gli acquisti si annotano entro 15 giorni e mai dopo l'annotazione della rivendita, le vendite entro il giorno non festivo successivo. Lo stabilisce l'articolo 38 del decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41.
| Metodo analitico | Metodo globale | Metodo forfettario del margine | |
|---|---|---|---|
| Registri | Registro speciale di acquisti e cessioni | Registro degli acquisti e registro delle cessioni | Registro dei corrispettivi; gli acquisti dei beni da rivendere non si registrano |
| Cosa annoti | Data, natura, qualità e quantità, prezzo di acquisto, corrispettivo, differenza | Natura, qualità e quantità, prezzo pagato, corrispettivi divisi per aliquota | I corrispettivi; i documenti di acquisto si numerano |
| Entro quando | Acquisti: 15 giorni, mai dopo la rivendita. Vendite: giorno non festivo successivo | Come il metodo analitico | Vendite: giorno non festivo successivo |
Che cos'è il registro del regime del margine?
Il registro del regime del margine è il registro IVA in cui chi rivende beni usati annota gli acquisti e le vendite a cui applica il regime, così che il margine di ogni operazione si possa ricostruire. Lo prevede l'articolo 38 del decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41. Serve perché nella fattura in regime del margine l'IVA non compare; quali registri tenere dipende dal metodo analitico, globale o forfettario.
Quali registri sono obbligatori con il metodo analitico?
Con il metodo analitico è obbligatorio un registro speciale in cui si annotano sia gli acquisti sia le cessioni dei beni in regime del margine. L'articolo 38, comma 2, del decreto legge 41 del 1995 chiede, per ogni bene:
- la data dell'acquisto e quella della vendita;
- natura, qualità e quantità (che bene è, con quali caratteristiche, quanti pezzi);
- il prezzo di acquisto, compresa l'eventuale IVA;
- il corrispettivo, cioè il prezzo incassato, IVA compresa;
- la differenza fra i due importi.
Le spese di riparazione e le spese accessorie si sommano al prezzo di acquisto, perché l'articolo 36, comma 1, dello stesso decreto le comprende nel calcolo del margine. L'articolo 38 non dice in quale colonna scriverle. Tenerle in una voce a parte è un suggerimento pratico, non un obbligo di legge: rende il conto più facile da controllare.
Entro quando si annotano acquisti e vendite nel registro?
Nel regime del margine un acquisto si annota entro quindici giorni dalla sua data e comunque non oltre il momento in cui si annota la rivendita di quel bene. La vendita si annota entro il giorno non festivo successivo, come i corrispettivi dell'articolo 24 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633.
Se compri un bene il lunedì e lo rivendi il mercoledì, l'acquisto va quindi scritto al più tardi insieme a quella vendita. I due registri del metodo globale seguono gli stessi termini.
Chi certifica le vendite con il registratore telematico ha una regola in più: per l'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione dell'articolo 24, primo comma, del DPR 633 del 1972. Come coordinare con questa regola le annotazioni dell'articolo 38 va definito con il commercialista; il documento del registratore è spiegato nell'articolo su regime del margine e scontrino elettronico.
Come si compila una riga del registro? Un esempio con i numeri
Una riga del registro del metodo analitico contiene il bene, le due date, il costo, il prezzo di vendita e la differenza. Nell'esempio un negozio compra da un privato un sassofono contralto usato a 950 € mercoledì 4 marzo 2026, spende 120 € per la revisione e lo rivende a 1.480 € martedì 24 marzo.
- Annota l'acquisto entro giovedì 19 marzo, quindici giorni dopo il 4: data, descrizione, un pezzo, 950 €.
- Somma la revisione al prezzo di acquisto: 950 + 120 = 1.070 €.
- Annota la vendita entro mercoledì 25 marzo: data e corrispettivo di 1.480 €.
- Calcola la differenza: 1.480 − 1.070 = 410 €.
Che cosa si riporta a fine periodo nel registro dei corrispettivi?
A fine mese o trimestre chi usa il metodo analitico somma le sole differenze positive del periodo, divise per aliquota IVA, e annota il totale nel registro dei corrispettivi (il registro IVA degli incassi giornalieri di chi vende al dettaglio). Su quel totale si calcola l'IVA.
Nello stesso marzo 2026 il negozio vende altri due strumenti:
| Bene | Acquisto | Costo | Vendita | Corrispettivo | Differenza |
|---|---|---|---|---|---|
| Sassofono contralto | 4 marzo | 950 + 120 = 1.070 € | 24 marzo | 1.480 € | +410 € |
| Pianoforte digitale | 9 marzo | 620 € | 27 marzo | 560 € | −60 € |
| Chitarra acustica | 11 marzo | 780 + 45 = 825 € | 30 marzo | 1.150 € | +325 € |
| Totale delle differenze positive, aliquota 22% | 735 € | ||||
Le differenze positive sono due: 410 + 325 = 735 €, tutte al 22%, ed è la cifra da annotare nel registro dei corrispettivi. Il pianoforte, venduto a 60 € meno del costo, resta nel registro speciale ma non abbassa il totale.
L'IVA contenuta in 735 € è 735 × 22 ÷ 122 = 132,54 €. Il conto del periodo è nell'articolo sulla liquidazione IVA nel regime del margine; con i tuoi numeri lo rifai nel calcolatore dell'IVA sul margine. Vedi anche la pagina sugli strumenti musicali usati.
Quali registri servono con il metodo globale?
Con il metodo globale i registri sono due, uno degli acquisti e uno delle cessioni. L'articolo 38, comma 4, del decreto legge 41 del 1995 chiede in entrambi natura, qualità e quantità dei beni; nel primo va il prezzo pagato, nel secondo i corrispettivi, IVA compresa e divisi per aliquota. La differenza non si annota, perché il margine si calcola sul totale del periodo.
Due righe di un negozio di abbigliamento usato:
| Registro | Data | Natura, qualità e quantità | Importo |
|---|---|---|---|
| Acquisti | 12 marzo 2026 | Lotto di 40 capi usati, giacche e cappotti | 600,00 € |
| Cessioni | 14 marzo 2026 | 1 giacca di lana usata | 45,00 €, aliquota 22% |
Cosa annota chi usa il metodo forfettario del margine?
Chi calcola il margine con il metodo forfettario (una percentuale fissa del prezzo di vendita) annota i corrispettivi nel registro dei corrispettivi ed è esonerato dal registrare gli acquisti dei beni destinati alla rivendita. I documenti di quegli acquisti vanno numerati e conservati: lo prevede l'articolo 38, comma 3, del decreto legge 41 del 1995.
Un banco ambulante di oggetti usati che martedì 17 marzo 2026 incassa 340 € annota quella data e quell'importo; ogni ricevuta di acquisto riceve un numero progressivo. Il metodo forfettario del margine non va confuso con il regime forfettario delle partite IVA, che è un regime fiscale diverso.
Il registro del regime del margine si può tenere al computer?
Sì. Un registro contabile tenuto con sistemi elettronici è regolare anche senza stampa su carta, a condizione che durante un accesso, un'ispezione o una verifica risulti aggiornato e venga stampato su richiesta di chi controlla, in sua presenza. Lo prevede l'articolo 7, comma 4-quater, del decreto legge 10 giugno 1994, n. 357.
Cosa succede se il registro è incompleto o sbagliato?
Le omissioni e gli errori nei registri del regime del margine sono puniti come le violazioni degli obblighi di registrazione delle operazioni imponibili. L'articolo 38, comma 5, del decreto legge 41 del 1995 rinvia all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, che nel 2026 prevede una sanzione pari al 70% dell'imposta relativa all'imponibile non registrato correttamente, oppure da 250 a 2.000 € se la violazione non ha inciso sulla liquidazione dell'IVA. Il comma 4 dello stesso articolo 6 fissa a 300 € il minimo della sanzione calcolata in percentuale.
Quali errori evitare nel registro del regime del margine?
Nel registro del regime del margine conviene evitare tre errori, che riguardano i termini di annotazione, il totale del periodo e i documenti di acquisto:
- Annotare l'acquisto solo al momento della vendita, quando i quindici giorni sono già passati.
- Con il metodo analitico, sottrarre le differenze negative dal totale del periodo.
- Non conservare il documento dell'acquisto da privato: quali carte servono è spiegato nell'articolo sull'acquisto da privato in regime del margine.
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Domande frequenti
Entro quanti giorni va annotato un acquisto nel registro del regime del margine?
Entro quindici giorni dall'acquisto e mai dopo l'annotazione della rivendita dello stesso bene: lo prevede l'articolo 38, comma 2, del decreto legge 41 del 1995.
Le vendite in perdita vanno scritte nel registro del regime del margine?
Sì. Con il metodo analitico ogni acquisto e ogni vendita si annotano con la loro differenza, anche negativa. Nel totale del periodo da riportare nel registro dei corrispettivi entrano solo le differenze positive.
Chi non commercia beni usati e ne vende uno deve tenere il registro del regime del margine?
No. L'articolo 38, comma 2, del decreto legge 41 del 1995 esclude dal registro speciale chi cede un bene usato senza farne commercio. Per quella vendita il margine si calcola sul singolo bene, con il metodo analitico: l'articolo 36, comma 9, dello stesso decreto esclude il metodo globale.
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Fonti
- Decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, artt. 36 e 38, testo vigente a ottobre 2026 (Normattiva)
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 24, primo comma (Normattiva)
- Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, art. 6, commi 1 e 4 (Normattiva)
- Decreto legge 10 giugno 1994, n. 357, art. 7, comma 4-quater (Normattiva)
- Decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, art. 2, comma 1 (Normattiva)
I link ai testi di legge sul regime del margine sono nella pagina Fonti ufficiali e avvertenze.
Questo articolo dà informazioni generali e si basa sugli artt. 36 e 38 del DL 41/1995. Non è una consulenza fiscale e non sostituisce il parere di un commercialista, che può valutare il tuo caso specifico.
