Oro usato e gioielli comprati da privati: regime del margine o reverse charge?
La risposta in breve
Nel 2026 un gioiello usato comprato da un privato e rivenduto come gioiello segue il regime del margine del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41: l'imposta si paga sul solo margine. L'oro usato ceduto a un'azienda che lo fonde davvero segue invece l'inversione contabile (reverse charge) dell'articolo 17, comma 5, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, e l'imposta la paga chi compra, se è un soggetto passivo IVA in Italia. Lo chiarisce la risoluzione n. 92/E del 12 dicembre 2013 dell'Agenzia delle Entrate.
Quando i gioielli usati vanno in regime del margine?
Un gioiello usato segue il regime del margine quando il negozio lo compra da un privato e lo rimette in vendita così com'è. Per la risoluzione 92/E del 2013 è un prodotto d'oro finito: la sua cessione segue le regole ordinarie dell'IVA oppure, se il bene è usato e arriva da un privato, il regime del margine.
Se il gioiello arriva da un altro operatore, la rivendita va a margine quando quell'operatore ha applicato lo stesso regime e segue l'IVA ordinaria quando non lo ha applicato.
Il margine è la parte del prezzo di vendita che avanza una volta sottratti il prezzo pagato per il gioiello e le eventuali riparazioni e spese accessorie (articolo 36, comma 1, del DL 41/1995); quali beni usati rientrano nel regime è spiegato nella pagina sui beni ammessi al regime del margine.
Quando si applica l'inversione contabile sull'oro?
Con l'inversione contabile l'IVA la paga chi compra e non chi vende. Per l'oro vale quando l'acquirente è un soggetto passivo IVA in Italia e compra materiale d'oro o semilavorati con almeno 325 millesimi di purezza (articolo 17, comma 5, del DPR 633/1972).
La risoluzione 92/E del 2013, che riprende la risoluzione n. 375/E del 28 novembre 2002, porta nella stessa regola i gioielli d'oro usati ceduti a chi li fonde e li trasforma. Ai fini dell'IVA quei gioielli sono assimilati all'oro industriale, anche quando sono integri.
Chi compra deve però svolgere davvero la fusione e la trasformazione del metallo. Se l'azienda trasforma l'oro e insieme vende beni usati, i gioielli non si possono considerare sempre destinati alla lavorazione industriale e l'inversione contabile non si applica.
Quanto vale l'IVA nelle due vendite di un caso concreto?
Nel 2026 un negozio che compra gioielli usati da privati deve 24,34 euro di IVA sul margine di un bracciale rivenduto a un privato. Sul lotto d'oro ceduto a un'azienda di affinazione non addebita imposta: l'IVA di 1.056,00 euro la paga l'azienda che compra. I numeri sono inventati.
Prima vendita. Un bracciale d'oro comprato da un privato a 240,00 euro, con 15,00 euro spesi per saldare una maglia rotta, è rivenduto in negozio a 390,00 euro. Il margine si calcola su questa singola vendita. Come si documenta l'acquisto dal privato è spiegato nell'articolo su quali documenti servono quando si compra da un privato.
L'IVA sul margine la paga il negozio. Il calcolatore dell'IVA sul margine ripete lo scorporo con importi diversi.
Seconda vendita. Un lotto di oggetti d'oro rotti (catenine spezzate e un medaglione senza chiusura), comprati nei mesi precedenti da privati, è ceduto per 4.800,00 euro a un'azienda di affinazione. L'azienda è un soggetto passivo IVA in Italia, svolge soltanto la lavorazione industriale dei metalli preziosi e fonde il lotto per recuperare il metallo. Il lotto è quindi oro destinato alla fusione e la cessione segue l'inversione contabile.
| Voce | Bracciale rivenduto a un privato | Lotto di oro destinato alla fusione |
|---|---|---|
| Che fine fa il bene | torna in vendita come gioiello usato | va alla fusione per recuperare il metallo |
| Regime IVA nel 2026 | regime del margine, art. 36 del DL 41/1995 | inversione contabile, art. 17, comma 5, del DPR 633/1972 |
| IVA in fattura | compresa nel prezzo, senza esposizione separata | non addebitata, con l'annotazione «inversione contabile» |
| Chi paga l'IVA | il negozio, sul margine (24,34 €) | l'azienda di affinazione (1.056,00 €) |
Descrizione dell'immagine
In cima l'occhiello «Esempi con i numeri» e il titolo «Due vendite, due regole IVA». Due riquadri affiancati (sul telefono uno sotto l'altro). Il primo, «Caso 1 · margine», è il bracciale rivenduto a un privato: il bene torna in vendita; prezzo di vendita 390,00 €; acquisto dal privato 240,00 €; spesa di riparazione 15,00 €; margine, IVA compresa, 135,00 €; evidenziata in giallo l'IVA scorporata, 135,00 × 22 ÷ 122 = 24,34 €; in basso «Regime del margine · art. 36 del DL 41/1995». Il secondo, «Caso 2 · inversione contabile», è il lotto d'oro ceduto a un'azienda di affinazione: il bene va alla fusione; corrispettivo della cessione 4.800,00 €; IVA addebitata in fattura 0,00 €; annotazione «inversione contabile»; l'IVA la paga l'azienda di affinazione; evidenziata in giallo l'IVA integrata dall'azienda al 22%, 1.056,00 €; in basso «Inversione contabile · art. 17, comma 5, DPR 633/1972».
Conta la purezza dell'oro o la destinazione del bene?
Per il materiale d'oro e i semilavorati conta la purezza, con la soglia dei 325 millesimi dell'articolo 17, comma 5; per i gioielli usati decide la destinazione che dà loro chi li compra. Due anelli uguali possono quindi seguire regole diverse: quello rimesso in vetrina va a margine, quello ceduto a chi lo fonde va in inversione contabile.
La risoluzione 92/E chiede che l'avvio alla fusione risulti in modo univoco e non dipenda da una scelta dell'azienda di affinazione. I due casi che indica sono l'azienda che svolge soltanto la lavorazione industriale dei metalli preziosi e il fabbricante con un proprio marchio di identificazione che fonde l'oro per produrre nuovi oggetti. Le fonti ufficiali non dicono con quali documenti si prova questa destinazione: va chiarito con il commercialista.
Che cos'è l'oro da investimento e perché segue un'altra regola?
Nell'oro da investimento rientrano due gruppi (articolo 10, numero 11, del DPR 633/1972): le monete d'oro coniate dopo il 1800, con almeno 900 millesimi e con corso legale, oggi o in passato, nel Paese d'origine, più altre condizioni; i lingotti e le placchette con almeno 995 millesimi di purezza che pesano più di un grammo.
Le sue cessioni sono esenti da IVA. Chi lo produce, lo trasforma o lo commercia può scegliere di applicare l'imposta, e allora la paga il cessionario soggetto passivo IVA in Italia, con l'inversione contabile dell'articolo 17, comma 5.
La risoluzione 92/E ricorda che la legge 17 gennaio 2000, n. 7 separa questo oro dall'oro industriale, cioè i materiali d'oro e i semilavorati destinati alla lavorazione. I gioielli da rimettere in commercio sono invece prodotti d'oro finiti.
Che cosa si scrive in fattura nei due casi?
Nella fattura del bracciale venduto a margine c'è un solo prezzo e l'IVA non compare a parte, come vuole l'articolo 38, comma 1, del DL 41/1995. I dati da indicare e un fac-simile sono nella pagina su come si compila la fattura a margine; nel file della fattura elettronica le righe a margine portano il codice natura N5.
La fattura del lotto ceduto all'azienda di affinazione segue l'articolo 17, comma 5, del DPR 633/1972.
- Il negozio la emette senza addebito d'imposta.
- Sul documento scrive l'annotazione «inversione contabile» e può indicare anche la norma.
- L'azienda di affinazione la integra con aliquota e imposta (qui 1.056,00 euro) e la annota nei propri registri IVA.
Rivendi gioielli usati a margine?
Nell'app Regime del Margine Gestionale ogni gioiello usato ha il suo costo d'acquisto, le riparazioni e il prezzo di vendita; l'IVA sul margine del mese o del trimestre è calcolata dall'app.
Domande frequenti
Un gioiello integro venduto a un'azienda di affinazione va in inversione contabile?
Sì, se l'azienda che lo compra lo fonde e lo trasforma davvero. Per la risoluzione 92/E del 2013 un gioiello d'oro usato destinato in modo univoco alla lavorazione industriale è assimilato all'oro industriale, anche se non è rotto.
Chi paga l'IVA su un lotto d'oro venduto a un'azienda di affinazione?
La paga l'azienda di affinazione, se è un soggetto passivo IVA in Italia. Il negozio emette la fattura senza imposta con l'annotazione «inversione contabile» e l'azienda la integra con aliquota e imposta (articolo 17, comma 5, del DPR 633/1972).
Che cosa succede se l'azienda che compra fonde l'oro e vende anche beni usati?
Secondo la risoluzione 92/E del 2013, in quel caso i gioielli usati non si possono considerare sempre destinati alla lavorazione industriale, e l'inversione contabile non si applica.
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Fonti
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 17, comma 5, e art. 10, numero 11 (Normattiva, testo in vigore al 3 novembre 2026)
- Decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, art. 36, comma 1, e art. 38, comma 1 (Normattiva, stessa data)
- Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 92/E del 12 dicembre 2013, che richiama la risoluzione n. 375/E del 28 novembre 2002 e la legge 17 gennaio 2000, n. 7
I link ai testi di legge sul regime del margine sono nella pagina Fonti ufficiali e avvertenze.
Questo articolo dà informazioni generali, basate sulle fonti indicate; i numeri degli esempi sono inventati. Non è una consulenza fiscale e non sostituisce il parere di un commercialista.
