Vendite all'asta di beni usati: come si calcola il margine della casa d'asta?
La risposta in breve
Con il regime del margine delle aste, una casa d'asta che nel 2026 vende in nome proprio un bene usato per conto di un privato paga l'IVA sulla differenza tra il prezzo dovuto dall'acquirente e l'importo che corrisponde al committente (articolo 40-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, da qui DL 41/1995). Il prezzo dovuto dall'acquirente comprende la commissione e le spese accessorie messe in conto a chi compra. L'importo al committente è il prezzo di aggiudicazione meno la commissione che la casa d'asta trattiene al committente.
Quando si applica il regime delle vendite all'asta?
Il regime dell'articolo 40-bis vale quando una casa d'asta vende in nome proprio, ma per conto di un privato, con un contratto di commissione che le affida il bene da mettere all'asta. Il bene è un bene mobile usato oppure un oggetto d'arte, da collezione o di antiquariato della Tabella allegata al DL 41/1995 (comma 1).
La legge usa l'espressione «agenzia di vendita all'asta». In questo articolo si dice sempre casa d'asta, il nome più comune.
Il comma 3 fa valere il regime per i beni che la casa d'asta acquisisce con contratti di commissione in Italia o in altri Stati dell'Unione europea. Il comma 4 fissa il momento della cessione dal committente alla casa d'asta: si considera fatta quando la casa d'asta vende il bene.
Quali oggetti compaiono nella Tabella lo spiega la pagina sui beni del regime del margine. Per il codice dell'attività, la pagina sui codici ATECO della vendita di usato mette le case d'asta al dettaglio nel gruppo 47.9.
Su quale differenza si calcola l'IVA?
La casa d'asta calcola l'IVA sulla differenza tra il prezzo dovuto dall'acquirente e l'importo che corrisponde al committente (art. 40-bis, comma 1, DL 41/1995). L'imposta è già dentro la differenza e si ricava con lo scorporo: differenza × 22 ÷ 122, se l'aliquota è il 22 per cento. Lo scorporo compare anche nel prospetto C delle istruzioni del modello IVA 2026 dell'Agenzia delle Entrate, riservato alle case d'asta.
Lo scorporo è lo stesso che usa il rivenditore a margine (articolo 36), per il quale però la base è il prezzo di vendita meno quanto è costato il bene, come spiega la pagina sul funzionamento del regime del margine.
Le fonti citate qui non dicono quale documento la casa d'asta emette verso l'acquirente né come lo compila: va chiarito con il commercialista.
Che cosa comprende il prezzo pagato dall'acquirente e che cosa l'importo dato al committente?
Il prezzo dovuto dall'acquirente comprende, oltre al prezzo di aggiudicazione, la commissione e le altre spese accessorie che la casa d'asta gli addebita. L'importo corrisposto al committente è il prezzo di aggiudicazione meno la commissione che la casa d'asta riceve dal committente (art. 40-bis, comma 1).
La commissione dell'acquirente alza il primo importo e quella del committente abbassa il secondo, quindi tutte e due fanno crescere la differenza. Le spese accessorie di cui parla questa norma sono quelle messe in conto a chi compra all'asta, diverse dalle spese che, per l'articolo 36, comma 1, il rivenditore a margine somma al prezzo di acquisto.
| Voce | Chi la paga | Prezzo dovuto dall'acquirente | Importo al committente |
|---|---|---|---|
| Prezzo di aggiudicazione | acquirente | entra | entra |
| Commissione dell'acquirente | acquirente | entra | non entra |
| Spese accessorie addebitate all'acquirente | acquirente | entrano | non entrano |
| Commissione del committente | committente | non entra | si sottrae |
Lo scorporo si può verificare sul calcolatore dell'IVA sul margine, inserendo il prezzo dovuto dall'acquirente come prezzo di vendita e l'importo al committente come prezzo di acquisto.
Quali committenti contano come privati?
Per l'articolo 40-bis, comma 1, una vendita si considera fatta per conto di privati anche quando il contratto di commissione è stipulato con un soggetto passivo d'imposta che si trova in uno di questi tre casi.
- Non ha potuto detrarre, nemmeno in parte, l'IVA pagata quando ha comprato o importato il bene.
- Applica in uno Stato dell'Unione europea il regime di franchigia delle piccole imprese.
- Per quella operazione ha applicato l'articolo 36 del DL 41/1995, cioè il regime del margine.
Il committente può quindi avere la partita IVA, purché rientri in uno dei tre casi.
Quanto paga di IVA la casa d'asta su un'aggiudicazione?
Numeri inventati per l'esempio. Una casa d'asta vende un servizio da caffè in argento dell'Ottocento che un privato le ha affidato con un contratto di commissione.
Il prezzo di aggiudicazione è di 1.450,00 euro. La commissione dell'acquirente è del 20 per cento, quella del committente del 10 per cento. All'acquirente la casa d'asta addebita anche 40,00 euro di spese accessorie per imballaggio e trasporto.
- Al prezzo di aggiudicazione si aggiungono la commissione dell'acquirente e le spese accessorie.
- Dal prezzo di aggiudicazione si toglie la commissione del committente.
- Si sottrae il secondo importo dal primo e dalla differenza si scorpora l'IVA al 22 per cento.
Su questa aggiudicazione la casa d'asta deve 85,66 € di IVA, mentre il committente riceve 1.305,00 €.
Descrizione dell'immagine
In cima, l'intestazione «Articolo 40-bis DL 41/1995» e il titolo «Come nasce la differenza su cui la casa d'asta paga l'IVA». Due riquadri bianchi affiancati (sul telefono uno sotto l'altro). Il primo, «Prezzo dovuto dall'acquirente», riporta: prezzo di aggiudicazione 1.450,00 €; commissione dell'acquirente (20%) 290,00 €; spese accessorie 40,00 €; totale 1.780,00 €, cioè l'importo che l'acquirente paga alla casa d'asta. Il secondo, «Importo corrisposto al committente», riporta: prezzo di aggiudicazione 1.450,00 €; commissione del committente (10%) meno 145,00 €; totale 1.305,00 €, cioè l'importo che la casa d'asta paga al committente. In basso, su fondo giallo, «Differenza e IVA della casa d'asta»: differenza (1.780,00 meno 1.305,00) 475,00 €; IVA con lo scorporo (475,00 × 22 ÷ 122) 85,66 €; differenza al netto dell'IVA 389,34 €.
La casa d'asta può detrarre l'IVA sulle spese accessorie?
No. Il comma 2 dell'articolo 40-bis del DL 41/1995 non ammette in detrazione l'IVA sulle spese accessorie alla vendita sostenute dalla casa d'asta.
L'IVA che i fornitori addebitano alla casa d'asta per queste spese resta quindi a suo carico.
Rivendi anche beni usati comprati da privati?
Per le rivendite in regime del margine, nell'app Regime del Margine Gestionale si inseriscono acquisti, spese e vendite e si ottiene l'IVA sul margine del mese o del trimestre.
Domande frequenti
Il regime delle aste copre anche i beni ricevuti in commissione in un altro Stato UE?
Sì. Il comma 3 dell'articolo 40-bis lo applica ai beni che la casa d'asta acquisisce con contratti di commissione in Italia e negli altri Stati dell'Unione europea.
In quale momento conta la cessione del bene alla casa d'asta?
Nel momento in cui la casa d'asta vende il bene, come stabilisce il comma 4 dell'articolo 40-bis.
La commissione trattenuta al committente riduce l'IVA della casa d'asta?
No. Quella commissione abbassa l'importo corrisposto al committente e quindi fa crescere la differenza su cui si calcola l'imposta (art. 40-bis, comma 1).
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Fonti
- Decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, art. 40-bis, commi 1, 2, 3 e 4 (Normattiva, testo in vigore al 3 novembre 2026)
- Decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, art. 36, comma 1, e Tabella allegata (Normattiva, stessa data)
- Agenzia delle Entrate, istruzioni per la compilazione del modello IVA 2026, Appendice, prospetto C (agenzie di vendite all'asta)
I link ai testi di legge sul regime del margine sono nella pagina Fonti ufficiali e avvertenze.
Questo articolo dà informazioni generali, basate sulle fonti indicate; i numeri degli esempi sono inventati. Non è una consulenza fiscale e non sostituisce il parere di un commercialista.
