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Vendere usato su Vinted, eBay e Subito: quando serve la partita IVA?

Aggiornato al 13 ottobre 2026 · lettura di 6 minuti

La risposta in breve

Tra Vinted e partita IVA non c'è di mezzo una cifra: conta se vendi in modo abituale. Chi ogni tanto svuota l'armadio non fa commercio. Chi compra oggetti per rivenderli, con continuità, sta facendo un'attività commerciale anche se incassa poco. E una volta aperta la partita IVA, sull'usato comprato da privati non paghi il 22% su tutto il prezzo. Con il regime del margine l'IVA si calcola solo sul tuo guadagno lordo.

Vinted e partita IVA: la spiegazione completa

Occasionale o abituale: la differenza che conta

La regola sta nell'articolo 4 del DPR 633 del 1972, il decreto dell'IVA. Per la legge fa impresa chi svolge un'attività commerciale «per professione abituale, ancorché non esclusiva». Tradotto: può essere anche il tuo secondo lavoro, e non serve avere un negozio o dei dipendenti.

La legge non dà un elenco di segnali. Nella pratica, le domande da farti sono queste:

  • Compri per rivendere? Girare i mercatini o cercare annunci per poi rimettere in vendita gli oggetti è diverso dal vendere la giacca che non metti più.
  • Lo fai con continuità? Annunci sempre attivi, mese dopo mese, raccontano un'attività stabile.
  • Ti sei organizzato? Scorte in casa, foto fatte in serie, spedizioni quasi ogni giorno.

Se ti riconosci, è il momento di parlarne con un commercialista. Vale per chi fa reselling di sneakers come per chi rivende videogiochi e console usati o telefoni usati.

Vendere usato online: a sinistra la vendita occasionale di oggetti propri, a destra l'attività abituale di chi compra per rivendere e apre la partita IVA
Conta se vendi in modo abituale, non una cifra: le soglie di 30 vendite e 2.000 € riguardano solo la comunicazione delle piattaforme.

Dopo quanti euro o quante vendite?

Nell'articolo 4 non compare nessun importo e nessun numero di vendite. Online girano varie cifre, ma lì non ci sono. Vendere una volta un oggetto tuo, anche di valore, non ti trasforma in un'impresa. Comprare e rivendere ogni settimana, anche pezzi da pochi euro, è un'altra storia.

C'è poi il capitolo delle imposte sui redditi, che è separato dall'IVA. Il testo unico (art. 67) considera tra i redditi diversi anche quelli delle attività commerciali non abituali. Quindi chi compra per rivendere «solo ogni tanto» non è automaticamente fuori da tutto: anche questo va visto con il commercialista.

DAC7: cosa comunicano le piattaforme, e cosa non significa

DAC7 è il nome di una direttiva europea del 2021, recepita in Italia con il decreto legislativo 32 del 2023. Obbliga i gestori delle piattaforme digitali a comunicare all'Agenzia delle Entrate i dati di chi vende attraverso di loro. La comunicazione si fa entro il 31 gennaio dell'anno successivo.

Secondo il comunicato dell'Agenzia del 21 novembre 2023, restano fuori i venditori per cui la piattaforma ha gestito meno di 30 vendite e un corrispettivo totale non superiore a 2.000 euro nell'anno. Servono tutte e due le condizioni.

Questa comunicazione viene spesso fraintesa. Tre cose da sapere:

  • è uno scambio di informazioni, non una tassa;
  • i 30 pezzi e i 2.000 euro non sono la soglia della partita IVA: sopra non scatta nessun obbligo automatico, sotto non c'è nessuna franchigia;
  • l'obbligo è della piattaforma. Per te la domanda resta la stessa: vendo in modo abituale?

Ho aperto la partita IVA: pago il 22% su tutto?

No, se rivendi beni usati comprati da privati. Per questi beni l'articolo 36 del decreto legge 41 del 1995 prevede il regime del margine: l'IVA si calcola solo sul margine, cioè su quanto incassi meno quanto il bene ti è costato, riparazioni e spese accessorie comprese. Come funziona nel dettaglio lo trovi nella guida regime del margine: come funziona.

Un esempio. Compri da un privato una giacca vintage a 40 €. Spendi 8 € in lavanderia per rimetterla a posto. La vendi online a 95 €.

Costo del bene (40 + 8)48,00 €
Prezzo di vendita95,00 €
Margine (95 − 48)47,00 €
IVA dovuta (47 × 22 ÷ 122)8,48 €
IVA se calcolata su tutti i 95 € (95 × 22 ÷ 122)17,13 €

Passo per passo: prima sommi quello che la giacca ti è costata, 48 €. Poi togli il costo dal prezzo di vendita e ottieni il margine, 47 €. L'IVA è già dentro quei 47 €: la ricavi moltiplicando per 22 e dividendo per 122. Risultato, 8,48 € invece di 17,13 €: circa la metà.

Puoi rifare il conto con i tuoi numeri nel calcolatore dell'IVA sul margine. Se invece devi ancora decidere il prezzo, c'è il calcolo del prezzo di vendita con margine. Le regole specifiche per i vestiti sono nella pagina sull'abbigliamento usato.

Cosa ti serve da subito

  • La prova di ogni acquisto da privato: una ricevuta con i dati di chi ti ha venduto l'oggetto e il prezzo pagato. Senza, non puoi dimostrare che il margine ti spetta.
  • Il registro: con il metodo di base, quello analitico, ogni acquisto va annotato entro 15 giorni e comunque non dopo la vendita.
  • La fattura giusta: quando la emetti, l'IVA non si indica a parte e va scritta l'annotazione «regime del margine - beni usati». I campi sono spiegati in cosa scrivere nella fattura in regime del margine.

E il regime forfettario?

Molti aprono la partita IVA in regime forfettario. Come si combina con il regime del margine è una valutazione da fare con il commercialista, caso per caso. Ne parleremo in un articolo dedicato.

Errori frequenti

  • Aspettare una lettera del fisco per mettersi in regola.
  • Pensare che sotto le soglie della DAC7 le vendite «non contino».
  • Buttare le prove degli acquisti: chat, ricevute, pagamenti.
  • Con la partita IVA, calcolare l'IVA sull'intero prezzo anche per l'usato comprato da privati.

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Domande frequenti

Se vendo solo cose mie devo aprire la partita IVA?

Liberarti ogni tanto di oggetti personali che non usi più di norma non è un'attività commerciale abituale, e quindi non richiede la partita IVA. Il discorso cambia se compri oggetti con lo scopo di rivenderli: in quel caso parlane con un commercialista, anche se lo fai di rado.

Le piattaforme comunicano i miei dati al fisco?

Sì, la legge che ha recepito la DAC7 obbliga i gestori delle piattaforme a comunicare all'Agenzia delle Entrate i dati dei venditori. Restano fuori quelli con meno di 30 vendite e non più di 2.000 euro di corrispettivi nell'anno. Non è una tassa e non fa scattare da sola la partita IVA.

Posso usare il regime del margine vendendo su Vinted?

Il regime dipende da cosa vendi e da chi l'hai comprato, non dal canale. Se hai la partita IVA e rivendi beni usati acquistati da privati, l'IVA si calcola sul margine anche quando vendi tramite una piattaforma.

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Fonti

  • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 4 (esercizio di imprese) e art. 21 (fattura)
  • Decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, artt. 36-40 (regime del margine)
  • Testo unico delle imposte sui redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917), art. 67, comma 1, lettera i)
  • Decreto legislativo 1° marzo 2023, n. 32, che recepisce la direttiva (UE) 2021/514 (DAC7)
  • Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 21 novembre 2023 sul provvedimento che attua la DAC7

I link ai testi di legge sul regime del margine sono nella pagina Fonti ufficiali e avvertenze.

Dal 1° gennaio 2027 il regime del margine passa dal DL 41/1995 agli artt. 143-148 del Testo unico IVA (decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10). Dal confronto dei due testi su Normattiva del 12 ottobre 2026 le regole di calcolo risultano uguali; rifaremo il controllo a dicembre 2026. La tabella delle corrispondenze è in Fonti ufficiali e avvertenze.

Questo articolo dà informazioni generali e non è una consulenza fiscale. Stabilire se un'attività è abituale dipende dal caso concreto: chiedi a un commercialista di valutare il tuo.

Di Redazione Regime del Margine